Archivio per Impressioni di settembre

Impressioni di Settembre XVI – But how can this mean anything to me?

Posted in Love/Hate, Musiclike with tags on 18 ottobre 2016 by Diecimilagiorni

Custodisco gelosamente l’ormai lercio taccuino su cui intitolai per la prima volta un brano in questo modo. Si stavano consumando i drammi del G8 a Genova e dell’attacco al World Trade Center. Un’altra Italia, un altro mondo. Lo stesso Fulvio. Penso ancora che mettere un’arma nelle mani di qualcuno sia sbagliato, perché potrebbe presto o tardi ruotare contro di te; penso ancora che chi abusa della sua autorità sia doppiamente colpevole, e penso ancora che occorra camminare con pietà e vergogna, in silenzio, nell’ora della tragedia.

Gli anni successivi mi sembrò piuttosto banale fare riferimento ad un brano così famoso, tanto che riconosco che probabilmente le Impressioni di Settembre del 2002 e 2003 siano state create ad hocquando decisi di darmi appuntamento ogni autunno per fotografare la mia vita. Oggi sembra una scelta vintage. Come il concetto di vintage sembri un po’ un gigantesco calderone, quando ti rendi conto che una nuova generazione ha stretto lo spazio nel cassetto considerando più o meno uguali la camicia di Hendrix, la canotta di Freddy Mercury, il maglione a righe orizzontali di Kurt Cobain.

Oggi è quasi l’unica occasione dell’anno in cui scrivo. Per non parlare del fatto che a volte sembri un obbligo, un compito. Ma la concezione dell’arte, neanche questa, è cambiata. Non scrivo su questo blog perché voglio avere legioni di followers, non mi interessa suonare la mia musica perché debba piacere a qualcuno. Continuo a non volere che le logiche del lavoro infettino le mia creatività, il piacere che ne traggo. Non ho altro tempo per la negatività. E finché continuerò in questo modo, so che progredirò.

Sono cambiato invece, altrove. C’è voluta una lunga ascesi per liberarmi di certi atteggiamenti verso le donne. Non ho bisogno del sesso per essere in pace, non devo costruire illusioni nella mente di chi mi sta di fronte. Non comprendo perché invece l’etichetta di seduttore spietato e immaturo tardi a staccarsi: ma non sono più quel tipo di persona, dovete accettarlo. E riguardo il lavoro, posso solo dire che ormai la vera battaglia sta nell’evitare che chi comanda neghi l’evidenza di fronte alla mia professionalità. Devo pensarla diversamente: devo essere fiero di quello che faccio, delle battaglie che conduco. Perché c’è stato un tempo in cui questa fierezza contraddistingueva la mia figura, declinava e traduceva gli eventi in una voglia di vivere che illuminava il cammino.

Basta dire  But how can this mean anything to me? Sono molto migliore della vita che faccio. A meno che non mi lasci trascinare.

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Impressioni di Settembre XV

Posted in Morbs! with tags on 9 ottobre 2015 by Diecimilagiorni

Resta umano.

Proteggi le alcove, difendi gli anfratti e le pieghe del tuo essere ancora in grado di vibrare. Ancora in grado, malgrado le scosse, di nasconderti. Perché troppo spesso percorri a vuoto lo stesso anello, troppo stretto leghi alla gola quel cappio, troppo complesso scrivi lo spartito dei tuoi neri. Molto è andato perso, è vero. Come in quella favola, il nulla ha divorato quella capacità di percepire che da sempre è stata il tuo quartier generale, giungendo ad intaccarne le fondamenta dei legami spirituali, le travi portanti dei momenti felici, le gabbie di Faraday. Che poi erano gli abbracci.

Non puoi ridurre l’esistenza ai dolori ed alle rinunce. Agli schemi ed ai malsani sogni di vendetta. Dove hai dimenticato la ricerca di significato, la condivisione, il teorema del bene applicabile a te stesso ed agli abitanti del tuo cuore? Ecco la sfida dell’età adulta.

Ora sono passati quindici anni dal freddo serale di quella panchina, e troppo poco ho scritto dall’ultimo compleanno a questo. Ma non mi arrendo.

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Carved In Stone – Impressioni di Settembre XIV

Posted in Love/Hate with tags , , on 30 novembre 2014 by Diecimilagiorni

Sono tornato a casa. Riaprendo questo diario, le poche pagine riempite sembrano davvero spaventose. È stato il primo confronto reale con il punto di rottura, con la sconfitta contro la sorte. Sono scivolato veramente in basso e forse, la vera prova fallita è stata non saper gestire il fallimento. Che forse era solo una battuta d’arresto. Sono tornato a casa, come già fu, con le valigie cariche. Più panni sporchi, purtroppo. Non so se sono libero, se mai accadrà,  from the shadows we have created for ourselves. Ma c’è dell’altro. Non immaginavo che cambiare campo potesse giovarmi  così tanto. Al di la delle soddisfazioni sul lavoro, degli amici di sempre e della mia musica, c’è la sensazione di muovere i pezzi rimasti preparando un nuovo attacco. Si, troppo sangue è stato versato, troppe azioni folli ho compiuto, a troppi colpi della sorte ho resistito per essere lo stesso uomo di prima. Devo solo saperlo gestire, non dimenticare l’umiltà, la virtù a tutto superna, e la sempre divina pazienza. Devo anche rimettere in ordine, di pari passo con la mia vita, la mia casa è la mia famiglia. È la prova ultima della gioventù, e per la prima affronto il futuro con un senso di speranza.

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Impressioni di settembre XIII

Posted in Senza categoria with tags on 17 settembre 2013 by Diecimilagiorni

Guardo un dodicenne spaventato che rientra dalla scuola, 

Un anziano che si trascina, una madre che chiama a sé la figlia,
vicina al limite tra marciapiede e strada. 
Cosa ciascuno di loro lamenta della sua era?
Ed io, chi sono?
 
Ho sentito la mancanza dell’elsa, adesso tra i miei polsi trema la ruggine: 
e riorganizzare le linee 
e stringere le matasse 
e borchiare le corazze. 
Raccontare la mia storia intorno al bivacco.
La guerra si estende in terreni che non immaginavo esistessero, 
l’evoluzione senza rapidità diventa estinzione;
vado verso l’epoca della responsabilità,
verso il soldato semplice che non sono più. 
 
Ho combattuto buone battaglie. La partita è sempre aperta.

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Ogni Maledetta Zeitgeist [Impressioni di Settembre XII]

Posted in Citazionismi, Morbs! with tags , , on 16 settembre 2012 by Diecimilagiorni

Scrivere ogni anno questo post ha dato luogo a delle regole. Posso indossare la penna o picchettare sulla tastiera, in questo sempre controverso mese, di affanni e speranze. Anche nel successivo, in realtà: a condizione che scatti quella favilla nota a chiunque ami dare voce all’inchiostro. Quel frangente, magari serale, domenicale, di un sospiro profondo, di una vecchia foto, degli appuntamenti dei giorni venturi, dello stipendio ricevuto. Ecco, mi trovo in un non-luogo che solo la sacra parola scritta può creare.

Credo che il mondo abbia una chiave di lettura, uno spirito e tempo, un qui e ora comprensibile ed interpretabile. Chi ne è padrone, anche solo per pochi istanti, è capace di ottenere da Lui, e da noi, quasi ogni cosa: parlo di possedere la capacità della giusta vulgata, della corretta azione, del divino scorrere dei giorni. Saper leggere quel libro, con parole cangianti e nessuna scrittura, e fare in modo che assecondi la tua volontà. Come un Demone. O come il Genio della lampada.

Non provo invidia nei confronti di queste persone. Solo una velata malinconia, come un brivido del freddo che arriva, ricordando come un tempo il mondo mi appartenesse. Almeno, il mio. Tra queste stesse mani lo stringevo e lo cullavo. Ma oggi, mentre tu hai ancora quei capelli rossi e la voce rauca, tu appena due rughe in più ma ancora splendidi iridi d’acqua, tu sorrisi d’avorio tanto da non ricordarti più imbronciata e tesa,tra i palmi rimangono solo immagini, diapositive, negativi.

Basta però. Basta con questi flashback. E basta anche col pensare che la partita sia chiusa. Qualcuno lassù mi ha inviato una stupenda estate per farmi capire che è ancora tutto possibile.

Non sono bravo a suonare la carica, ad essere scaramantico si.

Quindi taccio e faccio parlare uno che ne sa. Stasera in cuffia c’è lui.

…Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire!  E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro!

X (Numero Romano Ordinale)

Posted in Morbs! with tags on 11 novembre 2010 by Diecimilagiorni

Sono passati dieci anni dal freddo serale di quella panchina, ed oggi come allora, come in tutti gli autunni ed i grani del rosario, patisco il primo gelo e rifletto. Ancora non ho sbrogliato la matassa, la gioventù prosegue come un non luogo od un tempo supplementare. Non si aspetta altro che la fine. Ma l’attesa, per quanto sinonimo di pazienza e prudenza, rimane confinata alle ore notturne, all’incoscienza che ringrazia a volte Morfeo, a volte Bacco. Il giorno, da sempre, profuma di battaglia e di onore. Mi concentro, in questo anniversario degno dell’Iliade, sulle unità di misura, sul sistema metrico corrente. Quando l’onestà intellettuale diventa severità, punizione? Quando l’infelicità per le mie mancanze genera durezza, quanto incide la paura di una vile autoassoluzione? Non nego che potrei essere in errore riguardo le metodologie di settaggio degli stati d’animo; tuttavia, lungi da me l’evitare lo sguardo delle debolezze. Gli sbagli, i punti critici e deboli. Devono rimanere tra le prime file dell’emisfero analitico giustamente insieme alle vittorie.
Vedo chiaramente in la negli anni: l’uomo del domani si decide in questa stagione. Per il resto della vita, godrò dei frutti e piangerò le sfortune del presente, dell’unica (o una delle pochissime)
possibilità di generare uno status quo duraturo. Ritengo tale responsabilità la ragione dello stress, della stanchezza che accompagnano questi giorni. In cuor mio però, mi sento meritevole della buona sorte ed il pensiero di non ottenerla mi dilania le viscere. Che sia ora di allungare la mano e chiedere per lo meno un acconto
?

Impressioni di Settembre IX

Posted in Morbs! with tags on 18 settembre 2009 by Diecimilagiorni
Vecchio amico, come quest’anno mai mi giungi caro: nel modo dell’abbraccio fraterno, della lunga chiacchierata, della manifesta mancanza. Del chiedermi se ho già così intitolato qualche riga di riflessione ed analisi…
Ho sentito nitida, in questo nono incontro, scoccare l’ora del tuo momento, quasi uno spartiacque tra il vecchio ed il nuovo; e sono qui per rendere cristallo intuizioni, sentimenti, terrori, prospettive. Impressioni. Conclusasi l’adolescenza, il livello di partenza dell’età successiva è molto più prossimo allo zero di quanto potessi immaginare. Saranno necessari anni, per prima cosa, prima di sfiorare analoghe vette. Pazienza. Quella duplice lama che ho affilato (scioltezza, brillantezza, “intelligenza”, contro vanità, superbia, supponenza) dovrà colpire solo da un lato. Ed attendere un giro di carte fortunato, amara constatazione. Ed io, che sono? E’ davvero giusto che la fortuna mi aiuti, pur dopo tanto sbandare?
E’ la prima pioggia settembrina, e mi raccolgo in preghiera. Non giungo le mani per chiedere forza, ma costante, potente consapevolezza di ciò che inizio e smetto di essere. Cosa germoglia, cosa si trasforma, cosa muore. Chi sono, davanti allo specchio ed al cospetto del mondo.
Ogni anno è quello della svolta, amico mio. Farò si di festeggiare entrambi, il prossimo giro….