Archive for the Politics Category

Il Mondo Capovolto

Posted in Morbs!, Politics with tags , , , , on 27 ottobre 2012 by Diecimilagiorni

L’avevo cominciata per gioco e per disperazione amorosa. Poi, trovare un lavoro stabile ben prima della laurea, nella mia città, era un bel colpo di fortuna: il loro commercialista era un amico di amici di famiglia, ma lasciamo stare.

Fu così che mi trovai dietro una reception di albergo, addentrandomi, finora senza aver trovato l’uscita, nel Mondo Capovolto.  Premetto di non voler fare il martire, tutti gli impieghi danno privilegi e appioppano rogne, ti riempiono le tasche [forse] e ti esauriscono le forze [sicuramente]: intendo semplicemente proiettare un po’ di luce e avvicinare la lente di ingrandimento su un ambito occupazionale dalle dinamiche piuttosto sconosciute. Non tanto difficili da comprendere per chi ne viene a contatto, sicuramente impossibili da tenere a mente. Un lavoro apostrofato con “Dai, conosci gente da tutto il mondo e non devi nemmeno sgobbare più di tanto!“.

Un paio di coglioni.

Ricordo un periodo ferragostano in cui la settimana durò 13 giorni. Notti, cioè. Nulla di grave, in fondo ne ho fatte anche 20 senza riposare. Quello che capii, smettendo di colpo d’essere un novizio, fu che loro stavano facendomi un favore, che a Taranto in mille si sarebbero scannati per essere al mio posto, che un mese o due di ritardo nello stipendio era la normalità. Non ci sono soldi.

Come riassumereste queste ultime frasi?

Ecco.

il Mondo Capovolto, specie nelle piccole realtà, ha il suo fondamento nel Ricatto Occupazionale. Dopo vi spiego perché.

Non che a Roma sia andata meglio. Non so da dove cominciare e certamente dimenticherò qualcosa. Ecco, ho capito come funzionano gli attacchi di panico. 50 camere, quindi anche 120 persone, contro una sola unità. E non in reception, in tutto l’albergo. Facchino? Centralinista? Cassiere? Barista? Giardiniere? Manutentore? Punching ball? Solo tu. Mettici anche troppo spesso manca l’acqua calda, l’aria condizionata, i riscaldamenti, gli asciugamani, i cuscini, per non parlare del digitale terreste e del wi-fi. Attrezzatura scadente, pagata poco e quindi di scarsa qualità. Come il personale, insomma.

Questi erano affari miei. Vediamo un po’ a livello generale come funziona.

Cultura del sospetto, per esempio. Non essendoci contemporaneità, come in tutti gli uffici di questo mondo, ad ogni problema corrisponde un interrogatorio stile Gestapo; chi c’era a quell’ora, chi ha stampato quella ricevuta, chi ha preso quella prenotazione, chi si è fatto scappare il cliente senza che pagasse. E gli ammanchi di cassa si pagano di tasca propria.  Sarebbe bello dire sono detratti dalla busta paga, la quale non sempre c’è e quand’anche sei regolarizzato, ti arriva due mesi dopo. Che, conviene?

Professionalità. Vi devo la spiegazione di cui sopra.  A parte qualche illuminato, che non ho comunque avuto il piacere di conoscere, l’albergatore medio è un imprenditore che considera la sua azienda come casa sua. Ovvero, tu che sei dipendente non contribuisci affatto al buon andamento degli affari. Una tua buona performance non farà guadagnare reputazione e denaro all’azienda. Eh no. Tu sei un ospite. Non devi sapere, non devi chiedere, ti devi limitare a coprire il turno. Le tue mansioni sono meccaniche e ripetitive, non hai alcun accesso alle informazioni e alle procedure che ti consentirebbero di svolgere efficacemente il lavoro. Perché se sai come accedere al magazzino rubi le scorte, se sai qual è il passepartout affitterai camere intascando la retta. E per mixare gli elementi degli ultimi paragrafi, quando qualcosa non va il capo scatena una dura rappresaglia, convinto che qualcuno dello staff lo boicotti intenzionalmente. Del resto, sa benissimo di trattare tutti di merda, economicamente, professionalmente, umanamente. A me viene in mente una parola. Mobbing.

Alternanza lavoro/riposo. Inesistente. Le malattie è meglio non prenderle. Qui si lavora su turni: e se ti assenti, qualcuno dovrà lavorare il doppio per coprirti. Se il collega è finito sotto un’auto, gli è morto il padre, o semplicemente è in ritardo causa sciopero dei mezzi, tu resti li. A far la muffa. E a risolvere grane fuori dal tuo orario di lavoro. Persino in fabbrica, a fronte di 16 ore consecutive, hai il diritto al riposo. Qui no, la mattina, il pomeriggio, o la notte dopo devi essere al tuo posto. Le ferie sono un miraggio: l’estate te la scordi, scherzi? È li che c’è più lavoroFeste comandate? Idem. Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto, Primo Maggio e Ognissanti. Sei li ad impazzire. Perfino i call center sono chiusi la domenica. E quei coraggiosi lavoratori, quali realmente sono, possono godersi un weekend fuori grazie a noi.

Non dimenticatelo: siamo noi, con i ristoranti, i bar, gli autogrill e tutta la macchina turistica, a permettervi di riposare e godervi le feste.

Qui ci tocca Febbraio o Novembre, se va bene, tra mille discussioni. Personalmente dopo anni, non ho ancora avuto il piacere di un giorno di ferie. Tanto, anche un eventuale TFR con riposi non goduti viene conferito dopo un anno o giù di lì. Dimenticavo: per la legge dei grandi numeri, può capitare come giorno di riposo proprio la festività nazionale. Se ti va bene, sarai obbligato a cambiarlo, se va male, se ci sei troppo dentro,  sei tu stesso a chiederlo. In fondo, cosa te ne fai di 24h. I giorni non hanno significato, qui dentro. Tanto vale arrendersi e portare a casa, forse, quello schifoso 10% di maggiorazione festiva.

Ma la cosa che più pesa, credo a molti, è questa. – “Cosa fai a Pasquetta?” -“Perché me lo chiedi tutti gli anni, lo sai che lavoro.” Non riescono a capirlo. E non bastano gli esaurimenti nervosi, i clienti impossibili, le sfuriate dei capi, le rotture lasciate dai colleghi. Li abbiamo tutti. Ma quando molti di voi, giustamente, si godono il primo pomeriggio domenicale, noi dobbiamo indossare la divisa e uscire.  E non parliamo delle notti, che se fai per abbastanza tempo ti accorgi che il mondo è andato avanti e tu non ricordi più com’è la luce del sole. Quando monti, tutti hanno già finito e sei l’unico ad aver fretta; quando stacchi, trovi la città impazzita mentre tu non vedi che il letto.  In estate, le spiagge sono piene e tu lavori, in inverno gli altri sono in ufficio e il viaggio puoi fartelo tutt’al più da solo, dove altri operatori ti sorrideranno al sapere che sei un collega. Viviamo a testa in giù, nei sotterranei dell’umanità. Siamo i nuovi schiavi ai remi delle galee. E personalmente non mi stupisco quando un cliente mi guarda stupito e “finalmente un italiano!

Sono stato catastrofista come mio solito, ed ho scritto molto. Ma ogni giorno che passo lì dentro sento di averlo sprecato. Ditemi che mi sbaglio.

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La differenza tra te e me

Posted in Morbs!, Politics with tags , on 13 marzo 2012 by Diecimilagiorni

Il punto in questione non è la bravura nel lavoro, la professionalità o la dedizione.

Sei un po’ più anziano di me, ma parli e ti comporti come se fossi in servizio da anni: da una parte hai sicuramente imparato in fretta, dall’altra sei bravo a parlare. C’è stato un anno in cui avevi poche ferie. Era quello scorso, il primo.
Io chiedo conferma di aver detto il giusto con uno sguardo, tu parli a tutti assicurandoti che abbiano capito. Arringare un team è una cosa che si può imparare, ma credo tu ci sia nato.
Io sento sempre di rischiare alzando la voce. Tu alterni i “lasciate fare a me” ed i “non è affar mio” con incredibile opportunismo.
I capi sorridono quando spieghi come siamo messi. Io sono troppo concentrato a non dire/fare cazzate.
Se cadrai, lo farai in piedi. L’eco del mio schianto ancora risuona nelle sale.
Da dove proviene questo divario?
Dalla ripartizione delle energie emotive, credo. Il costante essere sull’orlo del baratro non può lasciarmi così leggero come quando sono in pieno controllo della situazione, il rischiare e giocarsi la sopravvivenza distrae e sottrae le forze. È una terribile controindicazione del mio progetto. Ricominciare tutto da zero, uno timido come me, senza spalle coperte. Follia. Abbiamo pari forze ma diverso numero di fronti.
Tu non dovrai mai preoccuparti di sopravvivere. Nè di lavorare ogni maledetta domenica.
La propria storia, provenienza, status economico e classe sociale. Il principe e il povero. Ne hai troppa più di me.
Non si è mai visto uno progredire con la tua velocità. Io appartengo ad una sfera che al massimo dell’impegno può arrivare nei pressi del limite, ma non oltrepassarlo.
In una frase,

«A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.» [Mt 13,12]


Immagine

[In cuffia: Without You I’m Nothing, Placebo. Non pensavate mica che stessi ascoltanto Tiziano Ferro, vero?]

Tutti in piazza il 5 dicembre

Posted in Politics on 1 dicembre 2009 by Diecimilagiorni

Il buon ragionier Fantozzi, “deluso dalla vita e dall’amore, trovò una nuova ragione di vita: LA POLITICA!”. Non ritengo di essere arrivato a questo tragico punto, ma è pressoché inevitabile – da lavoratore e cittadino della caput mundi – guardare con più attenzione a chi mi governa. La giovanile avversione per il privilegio, gli affari loschi e le belle parole si sta naturalmente trasformando nella voglia di non piegarmi a questa ed altre logiche. In un pensiero più maturo ed in agire più degno. Il 5 dicembre sarò in piazza della Repubblica: mi sono iscritto al No Berlusconi Day quando c’erano un decimo dei membri attuali, ed il prezioso tratto distintivo che questa manifestazione porta con sé non può non meritare menzione. Per quanto se ne dica, i partiti non c’entrano. Ci saranno come cittadini. Eppure, davvero non c’è un centro, una testa che comunichi ai restanti organi, tessuti, e cellule, quello che c’è da fare. Ma tante voci, ridondanti e paritarie, che contano sull’entusiasmo, l’impegno di tutti e la voglia di stare in piazza per la riuscita dell’evento. La pagina principale su Facebook è quasi commovente nei suoi messaggi, nelle condivisioni, nel numero che aumenta ad ogni clic. Non mi importa se le cose cambieranno, il giorno dopo. Mi interessa vedere la piazza piena, mi interessa partecipare a quello che la storia ci ha insegnato:

LE RIVOLUZIONI SI FANNO DAL BASSO.

Vi aspetto nella mischia, tutti in Viola

 

Scoop sensazionali

Posted in Politics on 18 ottobre 2009 by Diecimilagiorni
  1. La matematica non è una opinione
  2. Il tempo scorre in una sola direzione
  3. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria
  4. Due individui nati dagli stessi genitori si chiamano fratelli
  5. I corpi obbediscono alla legge di gravità, sulla superficie terrestre
  6. Due individui si possono definire “marito e moglie” se dichiarati tali da una persona che ne ha l’autorità, nella situazione adatta e con l’adatta formula.
  7. Il sonno della ragione genera mostri
  8. Il contenuto non può superare nelle dimensioni il contenitore
  9. Gli esseri umani generano il loro punto di vista dopo il contatto con – e l’elaborazione di – ciò che li circonda
  10. La legge è uguale per tutti

Immaginate, di volta in volta, un Lodo Alfano che sancisca

  1. l’opinabilità della matematica
Perchè tutte queste discussioni?

Mi sono politicizzato (o forse no)

Posted in Politics on 3 ottobre 2009 by Diecimilagiorni
La notte, è dalla sè stessa dei tempi, foriera d’ispirazione.
A dispetto di una dilagante tirchiaggine (“dopo tre anni di sanguinose economie, Fantozzi…“) ho sottoscritto l’abbonamento online de “Il fatto quotidiano”. Ogni sera di ritorno dal lavoro mi gusto l’edizione del giorno che è appena iniziato: e vi dirò, lo trovo eccellente. Esempi:
  1. L’autofinanziamento: niente quattrini dai partiti, piccoli azionisti, qualche pubblicità (cibo per gatti!!!) e soprattutto gli abbonati-lettori. 28.000 i primi, una marea i secondi. Le edicole sono prese d’assalto (ve lo dico da Roma, non da Canicattì) e si viaggia sui 200.000 al giorno. Democrazia. Potere al popolo. E la carta straccia avrà poco da stracciarsi i capelli, visto che per ciascuno c’è un padrone che dice di farlo. (“Indro, Indro, dove sei?”)
  2. Conseguentemente: via il bavaglio. E’ una Gazzetta delle procure? Bene! Voglio sapere di quali colpe si macchiano i potenti, che dovrebbero pagare più duramente il trarre un vantaggio illecito della loro posizione. Trasversalmente. Destra e Sinistra, si sa, sono concetti dipendenti dal punto di vista. Quelli di Onestà e Delinquenza, molto meno.
  3. Noto delle discordanze tra i votanti a favore del famoso/famigerato scudo fiscale: su Repubblica (1 ottobre) si parla di poco più di 300, sul Fatto siamo intorno ai 270, una ventina in più dei contrari. Che il quotidiano del PD (pd!) abbia un po’ ingrossato la cifra per rendere ininfluenti le 50 e passa assenze dei suoi deputati? La menzogna sui numeri è indegna, disintegra il bimillenario principio di non contraddizione aristotelico. Proprio come tra poche ore sentiremo chi parlerà di 10.000 persone e chi di 1.000.000 alla manifestazione per la libertà di stampa. Questo mentire sapendo di farlo mi ha sempre dato al cazzo. Ed anche chi lo considera una pratica normale.
  4. La rinuncia alla superficialità è forse l’aspetto che preferisco. Mi ritorna la stima per la professione del giornalista. La fortuna dello Psiconano (eh bè, non dovevo parlare di lui?) consiste nei gonzi che si bevono le sue stronzate: ci sono i proclami (SONO IL MIGLIOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN 150 ANNI DI STORIA D’ITALIA!) sui quali possiamo farci una sonora risata. Tuttavia, le persone che non si accontentano hanno bisogno di sapere che Mangano non è un eroe, che la D’addario è un puttanone e lo si sapeva anche sulla luna, che il lodo Alfano è incostituzionale, che Mills è stato corrotto da “Lui” per pronunciare una falsa testimonianza, che di programmi a suo favore in Rai ce ne sono a bizzeffe, che i processi a suo carico arrivano a coprire uno spettro di circostanze così ampio che è necessario tornare anche a prima del ’92-’93-’94. Andreotti rischia di essere spodestato, quanto a implicazioni in faccende poco chiare.

Finalmente qualcuno cerca di calmare questa sete. Senza sconti, con precisione e dovizia. Queste sono le notizie che voglio leggere.

Io sto con Travaglio!!!

Cambiamentodirotta

Posted in Politics on 25 settembre 2009 by Diecimilagiorni
Buona notte, mondo.
Mi lascio cullare da una manciata di note, da dodici corde, in questo debut di fine settimana privato. I famosi affezionati lettori di questo blog sono abituati ad un certo tipo di contenuti: introspezione, riflessione, pianificazione. Un po’ ripetitivi, in realtà. Da qui il titolo. Su cosa verteranno d’ora in poi, i miei arzigogolati interventi? Un neo-cult recita una frase di quelle da inserire nei discorsi per fare i fighi: C’è qualcosa di terribilmente marcio nel nostro paese“. Scherzi a parte, trovo sia fottutamente vero. E per un uomo che si diletta nell’antica arte dell’osservazione, ciò che dai bulbi oculari arriva dritto alle sinapsi come freccia di fuoco, può essere taciuto o dismesso entro un certo limite. Non ho mai nascosto e neppure, soprattutto, sbandierato le mie opinioni politiche. Tuttavia, i miei occhi scorgono qualcosa che va ben oltre questo confine, seppure degno di discussione e dibattito. Si tratta di Morale. Morale. Saper distinguere il bene dal male (se i filosofi in collegamento non smentiscono la definizione). E non tollero più la disintegrazione di questo concetto. Non tollero la menzogna, il  vilipendio, lo squallore che sembra attecchire con indegna naturalezza a chi di potere dispone in quantità. Come se ne fosse prerogativa.
Questa sera, preferisco Aristotele a Platone: la dimostrazione teatrale del vizio funge da antidoto allo stesso nella vita reale, e non da veicolo, da cattivo esempio.
Duemilaquattrocento anni dopo, affondo le mani nel letame di questa Italia distrutta, e costruisco la mia Morale evitando tutto ciò che puzza come i miei palmi.
E dirò senza vergogna ciò che è impossibile misconoscere.