Archive for the Morbs! Category

Clearing The Path To Ascend

Posted in Morbs! on 5 dicembre 2018 by Diecimilagiorni

Il silenzio. Quel bene così raro. L’immobilità, quel valore perduto. Rinunciare perché costretti è follia. Non è vero. Vero è, che la spirale della vita adulta quasi obbliga alla chiusura dei legàmi con la parte più silenziosa del sé, alternando la frenesia, forse follia della quotidianità ad un nulla ben diverso da quel vuoto contemplativo che purifica la via all’ascensione, da quei nessi invisibili che rendono ciascuno di noi dei viandanti, ma mai perduti. Anzi, benedetto è l’uomo che pur cavalcando la spirale non ne viene cambiato, che dritto rimane nella ricerca della verità. Troppo spesso, l’immensità degli input che ci circondano annulla lo spirito critico, la capacità di unire i puntini, un capo all’altro del filo di Arianna, mescolare il dentro con il fuori. E salire.

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L’Immacolata sto di Secondo

Posted in Morbs! with tags , on 8 dicembre 2017 by Diecimilagiorni

L’odio per le festività ha origini ormai lontane. In giorni simili, l’immobilità del paesaggio è accentuata rispetto ad una semplice domenica. Le auto vanno più piano, quasi volessero sbeffeggiarti e rallentarti, solo per mostrare le loro facce beate, le lingue gonfie, le pance piene. Se ti concentri, riesci a sentire i profumi delle tavole imbandite, il fruscio delle carte da gioco. Animi rilassati da una settimana più corta. Forse, anche una chitarra in lontanza, canzoni in dialetto, cori stonati. O forse ti stai inventando tutto, mentre inveisci contro un rosso che ti sbarra la strada. Ti chiedi se sia stato meglio abbozzare un pranzo in famiglia, fuggendo dopo il primo, rendendo quindi più amaro il contrasto tra l’ambiente casalingo dalle tinte vermiglie e festose e l’austera cravatta del luogo di lavoro; o se forse avresti fatto meglio ad alzarti tardi e cazzeggiare come un feriale qualunque. Ma avrebbe voluto dire considerare normale questa privazione, come inevitabile è essere in turno, arrendersi alla logica dei doveri, all’ “almeno il lavoro ce l’hai”, al “in tanti fanno così”. Scusate, ma non mi è di nessuna consolazione. Merito di lavorare. E a tutti quelli in servizio oggi come sempre, mi tolgo il cappello. Mi auguro che vi paghino il festivo, perché qui da noi non succede. È un feriale qualunque, ricordate?

La giornata lavorativa è di due tipi.

Nelle festività più sentite, è difficile non dover gestire una folla oceanica, nervosa e scalpitante finché non si siede a tavola, che aspetti uscire alle 19.00 sperando che i conti tornino e che non abbiano a lamentarsi dei colleghi di sala e cucina, altra gente con palle e coraggio. Negli altri giorni rossi, c’è un silenzio pazzesco, le ore non passano mai. E sei li a chiederti a cosa sono servite le battaglie, i sacrifici, le rinunce. Sei assalito dal dubbio che a forza di fare il somaro troppo a lungo, adesso lo sei.

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Bye Bye Bombay (in salsa letteraria)

Posted in Morbs! with tags , , on 26 agosto 2016 by Diecimilagiorni

Pensiero o azione, narrava Shakespeare mentre dirigeva Amleto armato di coltello nella tenda del Re. Vita e Sogno, scriveva Calderòn de la Barca in quella meravigliosa piéceRagione o sentimento, si chiedeva Esteban Trueba. Aveva già risolto il dilemma realismo-magia, tra gli strani poteri di Clara e l’amore clandestino di Pedro e Blanca.

Siete fuori strada, penso io nell’anno del Signore 2016. Ma procediamo a ritroso, e prego i miei affezionati lettori di non considerare il preambolo letterario.

Sono stati pomeriggi struggenti, nel disarmo di fine estate. Quando, vinto dalla malinconia, ammansivo il trasporto propagato dal tuo “Ciao“, imbrigliandolo nelle maglie della ragione, che con il fiatone raccoglieva brandelli di cuore saltellanti, festosi. Quando, ad una tua risposta che ritenevo insoddisfacente, mi schernivo perché non dovevo espormi in quel modo. Mi dovevo dare retta primaE se sembrava di aver trovato la formula magica per chiederti di vederci, il diradarsi dei tuoi si ha allentato l’intensità, l’emozione. Facendomi sentire un emerito idiota.

È che mi ricordi qualcosa. Non qualcuno: ho trovato deliziosi i tuoi lineamenti, lineare il sorriso, sorridenti gli occhi. Mi hai dato due-tre imbeccate in una serata e morivo dalla voglia di approfondire, quanto lontano e in profondità potesse spingersi la tua intelligenza. Sono stato un bel mucchio d’ore a fantasticare sui luoghi che avremmo visitato, le esperienze da condividere, di come mi sarei deciso a darmi una cazzo di mossa e risollevare le sorti della mia esistenza. Della quale hai allungato la durata di due giorni, e te ne sono grato. Perché ciò che mi rende umano è la capacità di provare emozioni. Meglio un innamorato dell’ultima ora, un cavaliere dolente dei miei stivali, che il cadavere deambulante di quello che era stata una brava persona.

Sono sempre il solito. Che meravigliosa notizia.

Bye Bye  Bombay.Tremo, come il mio paese, ma questa è un’altra storia.

È solo un po’ di me che torna a casa.

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Sono una persona fortemente competitiva

Posted in Morbs! on 27 novembre 2015 by Diecimilagiorni

Non essere all’altezza di qualcun altro fa ardere un fuoco distruttore nelle vene, come una goccia di Ballantine’s a stomaco vuoto. Ma non smetto di essere onesto: e quante ne ho incontrate, di persone più in gamba di me.

Ce n’era uno, anni fa, che non aveva bisogno di descriversi l’eroe quale era. Ricordo che rimasi impressionato dalla sua energia, dalla freschezza con la quale analizzava i doveri e gli obblighi che aveva scelto. Da come traesse quella energia da ogni elemento.

Ne ricordo un altro che era davvero un bel tipo: in forma, curato nel fisico, vestiva molto bene. E ancora meglio sapeva usare il suo intelletto e la sua preparazione, mescolando il tutto con un po’ di ironia. Faceva stragi con le ragazze, accidenti a lui.

Poi conobbi questo studente, che aveva costruito con pazienza il cerchio dei suoi affetti, le cui qualità interiori fluivano spontaneamente verso l’esterno, rendendolo una persona difficile da dimenticare, di cui fare a meno. Era piacevole stare in sua compagnia, e non mancava di riconoscerti l’importanza che avevi per lui.

E non parliamo di quel folle temerario. Mi fa impazzire pensare come riuscisse a rimanere concentrato, a sfruttare il suo tempo così bene: di come sfidasse la sorte senza paura, consapevole di come soltanto una scelta difficile e sanguinosa potesse sovvertire l’esito della battaglia. Un vero cavaliere del tempo che non c’è più.

Ce ne sono stati altri, nascosti e svelati dalle pieghe dell’esistenza. Non è facile ammettere che perderei qualunque confronto oggi. Eppure un tempo…

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Impressioni di Settembre XV

Posted in Morbs! with tags on 9 ottobre 2015 by Diecimilagiorni

Resta umano.

Proteggi le alcove, difendi gli anfratti e le pieghe del tuo essere ancora in grado di vibrare. Ancora in grado, malgrado le scosse, di nasconderti. Perché troppo spesso percorri a vuoto lo stesso anello, troppo stretto leghi alla gola quel cappio, troppo complesso scrivi lo spartito dei tuoi neri. Molto è andato perso, è vero. Come in quella favola, il nulla ha divorato quella capacità di percepire che da sempre è stata il tuo quartier generale, giungendo ad intaccarne le fondamenta dei legami spirituali, le travi portanti dei momenti felici, le gabbie di Faraday. Che poi erano gli abbracci.

Non puoi ridurre l’esistenza ai dolori ed alle rinunce. Agli schemi ed ai malsani sogni di vendetta. Dove hai dimenticato la ricerca di significato, la condivisione, il teorema del bene applicabile a te stesso ed agli abitanti del tuo cuore? Ecco la sfida dell’età adulta.

Ora sono passati quindici anni dal freddo serale di quella panchina, e troppo poco ho scritto dall’ultimo compleanno a questo. Ma non mi arrendo.

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Da tempo pt. I

Posted in Morbs! on 21 marzo 2015 by Diecimilagiorni

Non ti guardavo in faccia da un po’. Quel po’ necessario a deglutire una amarezza resa stopposa dalla scarsa reazione. Ho accusato il colpo come Zola, questo lo sapevate. Ricordo ormai poco di quei colloqui distanti sei mesi l’uno dall’altro, tra cui la terribile realizzazione, l’istante del crollo. Guardate con attenzione un qualunque grattacielo andare giù: la nostra lingua è un cimitero di metafore morte.

I capelli brizzolati, forse una camicia con cravatta sui toni rosacei. Il consiglio quasi amichevole del collega, “non fare polemiche, non sai mai chi ti ritrovi davanti”, l’unico accesso di stizza “e allora cosa è andato storto?”. Hai creato una nomenclatura moderna di rimpianti e lezioni, di dei e demoni, spartito le acque tipo b.C. e A.D. (oggi la musica non c’entra). Manco tu fossi una delle mie solite muse. E anche su quello siamo fuori argomento. Non è una bocciatura, dicevate. È una condanna, ripetevo. E la punizione è stata esemplare, delle mie. Ci sono stati gli effetti collaterali, dovuti alla presuntuosa certezza che ci ero riuscito, la beffa che il giorno della svolta avrei goduto della pioggia, aprendo la braccia, per qualche secondo. Era il 5 luglio, e diluviava.

No, non ero all’altezza. Pensavo troppo ed agivo poco. L’azienda aveva bisogno di capiservizio, ed io ero solo un buon lavoratore. Sei così Fulvio, e non puoi cambiare. Magari altrove serviranno dei portatori d’acqua.

Ma non ho sofferto invano. No Armando, non hai distrutto la mia esistenza per niente. Sono rimasto per terra, riverso nel mio sangue, ma non dimentico quei venerdì in cui volavo dalla Tiburtina a Castro Pretorio, quelle parole con cui intitolavo ogni giornata dell’anno. “Non può essere accaduto tutto invano”, e “Ci sta solo che da imparare qua”.  Ho imparato eccome. A capire il simpatico accento dei colleghi “Tu si nu gruoss’…però devi anche essere cchiù sfaccimm’ sul lavoro”. A scontrarmi e a cadere contro i miei limiti. A riempire di lacrime e calcestruzzo i vuoti.

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Il Dramma della Ripresa II (feat. Game Of Thrones)

Posted in Citazionismi, Morbs! with tags , , on 2 giugno 2013 by Diecimilagiorni

Come sempre.

Il problema, sorprendentemente ma non troppo, alla base del declino degli ultimi anni è stata la mancanza della scrittura. Invece, come sono aduso dichiarare, indietreggiare nelle stagioni lungo linee e cerchi, di inchiostro e di byte, equivale ad una piacevole chiacchierata con il solito “alter mensch“, che, come consuetudine, mi spiega chi ero, chi sono diventato, chi non sono più.

Due anni senza bussola sono fottutamente troppi, tali da venir colto da interrogativi angoscianti, tali da aver sviluppato una elevata dipendenza chimica dalle risposte: chi si spacciava per me? Chi sono stato? Chi spacciava me per un altro?

Beh, è necessario ripulire tutto. Ripartendo dalla frase: “Malleabilmente Relativista Col Prossimo, Drasticamente Manicheo Con Me Stesso“.

Come sempre.

Tuttavia, a livello 3.0 non posso cavarmela a buon mercato come a 2.0 o anche 2.5: a parte i miei vizi, il cui problema impedente la rimozione consisteva in un malcelato orgoglio, è indispensabile sacrificare il pezzo pregiato, la Regina. Una regina meravigliosa e potente, ma capricciosa, esosa, incestuosa. È necessario che smetta di regnare.

Ho anche scoperto che il cavaliere di fuoco del post Ars Belli ha il viso del Mastino. Che nel frattempo è ancora li a frapporsi tra me e la felicità: senza la più potente delle lame  riuscivo al massimo a spingerlo via. È necessario raggiungere un livello superiore di spada, non ho dimenticato che se l’è cavata anche contro un Dio.

Il Dramma Della Ripresa ha due facce: Evoluzione o Estinzione.

Fuoco o Sangue.

Fatti sotto, Clegane.

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