515 – S.R.V.

Erano passati due mesi dal mio approdo nella Capitale. Il break natalizio era vicino.

Guardando indietro a quella sfavillante estate, dovetti scavare nella memoria. Non diedi gran peso a quell’incontro, ahimè primo di una sciocca sequela di errori. Avevamo collaborato alle Sessions senza incontrarci, incidendo la sua voce sulle nostre chitarre: quando la incrociai davanti il bar di Rocco, mi complimentai per la bellezza del pezzo e la delicatezza del suo canto, lei si schernì definendolo una lagna. Le raccontai che come lei ero mancino, mostrandole l’orologio sulla destra, e poco altro prima di salutarla frettolosamente. “Bel tipo“, mi dissi. “Ma vedi sto ‘sto stronzo“, ammise tempo dopo di aver pensato. Mi chiese il numero di telefono via MySpace con un innocente “così almeno ce lo abbiamo”.

Ed eccoci a dicembre. Non ricordo su quale argomento stavamo scambiandoci SMS quel giorno. Ciò che non dimenticherò mai furono quelle parole, quelle virgole, scelte con una cura che ancora oggi prendo ad esempio quando lamento della difficoltà tra uomo e donna di comprendersi.

                Si capisce così tanto che così, a pelle, ho una voglia matta di fare l’amore con te?

L’ordine delle mie priorità si ribaltò per sempre. Da quel giorno in poi non aspettai altro che incontrarla, con nessun altro pensiero che “è il modo di agire che avvicina o allontana due corpi“. Il luogo del rendez-vous fu il dipartimento di storia, poco prima di Capodanno. Era una persona di indescrivibile fascino. Indossava una giacchetta di velluto con dietro incise le iniziali di un grande chitarrista, occhiali a goccia, pantaloni a zampa. Una Janis Joplin del mondo moderno, con la pelle bianca e gli occhioni scuri, la figura minuta e capelli rossi i cui boccoli le incorniciavano il viso al modo di ghirlande. Non solo. Dirigendoci verso casa sua, mi confermai quello che per telefono potevo solo supporre: pur circonfusa da un’aura di dolcezza, sprigionava una intensità devastante, quando ragionava sul mondo, sulla filosofia. E sulla musica: aveva un modo di viverla tale da equipararla all’Amore stesso, alla sua forma più nobile. E, Dio, riversava ogni goccia di questo oceano nell’Amore fisico, disintegrando e ricostruendo l’Anima intera nel suo momento di suprema estasi. Il quale, messa da parte qualunque suggestione o vanità, percepivo. Divina.

Furono delle feste infuocate. Potevamo fumare nel letto per ore, ascoltare i Rainbow altrettanto a lungo, stringerci i polsi, e contare.

Se continui così facciamo tre a uno…

E allora..? Tutte le volte che vuoi…

How strange, innocence. Non ci curavamo delle centinaia di chilometri che ci avrebbero nuovamente separato di li a poco. Trascorremmo una splendida vigilia dell’anno nuovo nella fredda casa di Francesco, facemmo l’amore nella stanza che diede alla luce la canzone responsabile del nostro incontro. Mi disse di amarmi, non ne ho mai dubitato. Ma titubavo nel replicare allo stesso modo.

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