La Rossa Visitatrice

La mia testa è un groviglio. Siano lacci di scarpe, corde di chitarra, cavi elettrici o perchè no, spaghetti, la massa informe tra le pareti del cranio sceglie con autonomia. Se brulicare o restare inerte, quando un pensiero illumina una parte della matassa conferendole ogni volta una luce diversa. E con mani chirugiche estrae, tirando, una estremità. Spesso accade quando è buio, fuori fa freddo e sono su un autobus semivuoto alla fine di una giornata decente, quando il mio viso gelato cerca tepore e devo accontentarmi di un pezzo di ferro.  Quando il sole dell’avvenire sembra così lontano da far sorridere l’oscurità, come se dicesse, beffarda e sovrana, me ne vado se e quando voglio. Ed allora proseguendo nel dipanare il filo, giungono immagini degli abitanti del mio cuore, dei luoghi che ho amato, dei fuochi lontani. Della adolescenza trascorsa, degli sbagli commessi, delle vittorie ottenute con le mani insanguinate.

Il pensiero non può che avere le sembianze della donna che amo,  che ingorda strappa via gli ultimi millimetri e se ne ciba. Sapeva che alla fine avrebbe trovato quelle poche ore in cui ci siamo amati teneramente. Un dolce, appunto. E tra i muri di polpa, in quel vuoto rimasto, ancora più micidiale colpisce il gelo.

Accendete un fuoco per me

Accendete un fuoco per me

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