Il Mondo Capovolto

L’avevo cominciata per gioco e per disperazione amorosa. Poi, trovare un lavoro stabile ben prima della laurea, nella mia città, era un bel colpo di fortuna: il loro commercialista era un amico di amici di famiglia, ma lasciamo stare.

Fu così che mi trovai dietro una reception di albergo, addentrandomi, finora senza aver trovato l’uscita, nel Mondo Capovolto.  Premetto di non voler fare il martire, tutti gli impieghi danno privilegi e appioppano rogne, ti riempiono le tasche [forse] e ti esauriscono le forze [sicuramente]: intendo semplicemente proiettare un po’ di luce e avvicinare la lente di ingrandimento su un ambito occupazionale dalle dinamiche piuttosto sconosciute. Non tanto difficili da comprendere per chi ne viene a contatto, sicuramente impossibili da tenere a mente. Un lavoro apostrofato con “Dai, conosci gente da tutto il mondo e non devi nemmeno sgobbare più di tanto!“.

Un paio di coglioni.

Ricordo un periodo ferragostano in cui la settimana durò 13 giorni. Notti, cioè. Nulla di grave, in fondo ne ho fatte anche 20 senza riposare. Quello che capii, smettendo di colpo d’essere un novizio, fu che loro stavano facendomi un favore, che a Taranto in mille si sarebbero scannati per essere al mio posto, che un mese o due di ritardo nello stipendio era la normalità. Non ci sono soldi.

Come riassumereste queste ultime frasi?

Ecco.

il Mondo Capovolto, specie nelle piccole realtà, ha il suo fondamento nel Ricatto Occupazionale. Dopo vi spiego perché.

Non che a Roma sia andata meglio. Non so da dove cominciare e certamente dimenticherò qualcosa. Ecco, ho capito come funzionano gli attacchi di panico. 50 camere, quindi anche 120 persone, contro una sola unità. E non in reception, in tutto l’albergo. Facchino? Centralinista? Cassiere? Barista? Giardiniere? Manutentore? Punching ball? Solo tu. Mettici anche troppo spesso manca l’acqua calda, l’aria condizionata, i riscaldamenti, gli asciugamani, i cuscini, per non parlare del digitale terreste e del wi-fi. Attrezzatura scadente, pagata poco e quindi di scarsa qualità. Come il personale, insomma.

Questi erano affari miei. Vediamo un po’ a livello generale come funziona.

Cultura del sospetto, per esempio. Non essendoci contemporaneità, come in tutti gli uffici di questo mondo, ad ogni problema corrisponde un interrogatorio stile Gestapo; chi c’era a quell’ora, chi ha stampato quella ricevuta, chi ha preso quella prenotazione, chi si è fatto scappare il cliente senza che pagasse. E gli ammanchi di cassa si pagano di tasca propria.  Sarebbe bello dire sono detratti dalla busta paga, la quale non sempre c’è e quand’anche sei regolarizzato, ti arriva due mesi dopo. Che, conviene?

Professionalità. Vi devo la spiegazione di cui sopra.  A parte qualche illuminato, che non ho comunque avuto il piacere di conoscere, l’albergatore medio è un imprenditore che considera la sua azienda come casa sua. Ovvero, tu che sei dipendente non contribuisci affatto al buon andamento degli affari. Una tua buona performance non farà guadagnare reputazione e denaro all’azienda. Eh no. Tu sei un ospite. Non devi sapere, non devi chiedere, ti devi limitare a coprire il turno. Le tue mansioni sono meccaniche e ripetitive, non hai alcun accesso alle informazioni e alle procedure che ti consentirebbero di svolgere efficacemente il lavoro. Perché se sai come accedere al magazzino rubi le scorte, se sai qual è il passepartout affitterai camere intascando la retta. E per mixare gli elementi degli ultimi paragrafi, quando qualcosa non va il capo scatena una dura rappresaglia, convinto che qualcuno dello staff lo boicotti intenzionalmente. Del resto, sa benissimo di trattare tutti di merda, economicamente, professionalmente, umanamente. A me viene in mente una parola. Mobbing.

Alternanza lavoro/riposo. Inesistente. Le malattie è meglio non prenderle. Qui si lavora su turni: e se ti assenti, qualcuno dovrà lavorare il doppio per coprirti. Se il collega è finito sotto un’auto, gli è morto il padre, o semplicemente è in ritardo causa sciopero dei mezzi, tu resti li. A far la muffa. E a risolvere grane fuori dal tuo orario di lavoro. Persino in fabbrica, a fronte di 16 ore consecutive, hai il diritto al riposo. Qui no, la mattina, il pomeriggio, o la notte dopo devi essere al tuo posto. Le ferie sono un miraggio: l’estate te la scordi, scherzi? È li che c’è più lavoroFeste comandate? Idem. Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto, Primo Maggio e Ognissanti. Sei li ad impazzire. Perfino i call center sono chiusi la domenica. E quei coraggiosi lavoratori, quali realmente sono, possono godersi un weekend fuori grazie a noi.

Non dimenticatelo: siamo noi, con i ristoranti, i bar, gli autogrill e tutta la macchina turistica, a permettervi di riposare e godervi le feste.

Qui ci tocca Febbraio o Novembre, se va bene, tra mille discussioni. Personalmente dopo anni, non ho ancora avuto il piacere di un giorno di ferie. Tanto, anche un eventuale TFR con riposi non goduti viene conferito dopo un anno o giù di lì. Dimenticavo: per la legge dei grandi numeri, può capitare come giorno di riposo proprio la festività nazionale. Se ti va bene, sarai obbligato a cambiarlo, se va male, se ci sei troppo dentro,  sei tu stesso a chiederlo. In fondo, cosa te ne fai di 24h. I giorni non hanno significato, qui dentro. Tanto vale arrendersi e portare a casa, forse, quello schifoso 10% di maggiorazione festiva.

Ma la cosa che più pesa, credo a molti, è questa. – “Cosa fai a Pasquetta?” -“Perché me lo chiedi tutti gli anni, lo sai che lavoro.” Non riescono a capirlo. E non bastano gli esaurimenti nervosi, i clienti impossibili, le sfuriate dei capi, le rotture lasciate dai colleghi. Li abbiamo tutti. Ma quando molti di voi, giustamente, si godono il primo pomeriggio domenicale, noi dobbiamo indossare la divisa e uscire.  E non parliamo delle notti, che se fai per abbastanza tempo ti accorgi che il mondo è andato avanti e tu non ricordi più com’è la luce del sole. Quando monti, tutti hanno già finito e sei l’unico ad aver fretta; quando stacchi, trovi la città impazzita mentre tu non vedi che il letto.  In estate, le spiagge sono piene e tu lavori, in inverno gli altri sono in ufficio e il viaggio puoi fartelo tutt’al più da solo, dove altri operatori ti sorrideranno al sapere che sei un collega. Viviamo a testa in giù, nei sotterranei dell’umanità. Siamo i nuovi schiavi ai remi delle galee. E personalmente non mi stupisco quando un cliente mi guarda stupito e “finalmente un italiano!

Sono stato catastrofista come mio solito, ed ho scritto molto. Ma ogni giorno che passo lì dentro sento di averlo sprecato. Ditemi che mi sbaglio.

Annunci

14 Risposte to “Il Mondo Capovolto”

  1. Antonio Says:

    Ti capisco, anche se io non sono mai stato alla reception, ma spesso sono stato in sala…a rispondere degli errori di tutti (i miei, ma non solo).
    E il cuoco del Bangladesh che cucina a cazzo…e la cassiera che si fa scappare 10 (DIECI, non una) turiste giapponesi che cercano di non pagare (e mettiti a rincorrerle per tutta Roma, con quella cazzo di parannanza che solo per quella ti senti ridicolo…e ti prenderesti per il culo da solo)…
    Il primo maggio a lavorare mentre di fronte hai 500 mila persone che si divertono…e tu a tutto pensi, meno che stare lì dentro…
    Non c’è Natale, Pasqua, Estate o che so io…
    Ma è stata una scelta…forse obbligata; forse voluta…non lo so…so solo che abbiamo scelto di avere il coraggio di fronteggiare l’ondata da soli (e abbiamo avuto così l’opportunità di capire quanto la bestia umana sia spaventosamente marcia e arrogante)…Ed io, della scelta che ho fatto non me ne pentirò mai…Un abbraccio.

    Antonio Gentile

  2. “so solo che abbiamo scelto di avere il coraggio di fronteggiare l’ondata da soli”…Grande Tony, mi hai ricordato che parliamo troppo poco noi due. Sarebbe comunque bello fare di questa scelta una professione seria, poter almeno tentare di dire la nostra…di usare la testa…di utilizzare la propria esperienza per migliorare le cose…accetterei qualunque sacrificio!

  3. Roberta Says:

    Non sei catastrofico..è la nostra realtà!! e se parli con la gente, non solo non vieni capito, ma ti dicono pure: “ma non ti sembra di esagerare?!!” Leggere le tue parole proprio oggi, mi conforta, non sono sola….

    • Grazie a te Roberta, mi sento confortato allo stesso modo. Qui si appresta un primo maggio da manicomio e tutta la gente che chiede “stai esagerando?” dovrebbe venire a lavorare al nostro posto 😀

  4. Capisco il tuo punto di visto. E’ una realtà che può capitare anche se il settore turistico non è quello commerciale e ci si dedica pienamente alla XENIA non è per fortuna la norma (la XENIA SI 🙂 . Il caso che hai descritto ha dei problemi con l’internal stakeholder e e i rischi commerciali di un’attività descritta non vanno nelle attività sopratutto nel medio e lungo termine.

    • Mah, il settore turistico è anche commerciale…Ma nelle piccole e medie imprese, che in fondo rappresentano il tessuto aziendale della nazione, parlare di internal stakeholder è come raccontare l’energia nucleare a un contadino di due secoli fa…

  5. Su molte cose non posso darti torto, ma su altre mi vien da dire che forse hai decisamente sbagliato settore… Se vuoi lavorare nel turismo devi accettare tutto ciò come parte del tuo lavoro e sentirti gratificato quando riesci a far star bene qualcuno che è in vacanza da te. Ogni lavoro ha le sue rogne, il nostro forse qualcuna in più rispetto ad altri, ma ricordati che c’è sempre qualcuno che sta peggio… e qualcun altro che sta meglio! 🙂

    • Sai, all’università mi chiamavano tutti “Zio” (ben prima che fosse mainstream!), perchè chi stava con me si sentiva in qualche modo a casa…L’ospitalità poi è una cosa sacra, stupenda…ci “rosico” proprio perchè la naturale cordialità è stata incrinata dalle aziende e dagli imprenditori di merda…già dobbiamo sopportare delle criticità che pochi altri lavori hanno: perchè ci tocca anche subire il ricatto occupazionale? Se qualcuno lavorasse per me, per esempio, di notte, lo tutelerei in ogni modo…

  6. Chiara M. Says:

    Io sono commessa in un super. Prima ero cameriera in un ristorante. E sono debole. Leggerti mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Ti sono vicina.

    • Mi viene in mente “Fragile” di Sting. Lo siamo tutti, a questo mondo. Comunque, il tuo commento mi da un po’ di forza per affrontare l’ennesima notte di lavoro. Grazie.

  7. Andrea S. Says:

    caro fulvio sonop andrea,un receptionist come te e anche portiere notturno,e capisco benissimo ciò che provi.Anch’io ho fatto turni massacranti,settimane e settimane senza smontare(quindi h24) e so quel che significa stare in un albergo da solo con (quando ti va bene )solo120 persone contro te solo. Su quello che ho provato sulla mia pelle,in questi mesi ,sono riuscito persino a lasciar senza parole un psicologo. Anche io come te dalle 16 alle 08 del giorno successivo sono l’unico dipendente dell’albergo e so che significa non saper dove dividersi prima:se da un cliente in camera per un guasto al climatizzatore o a bordo piscina a togliere i cuscini dalle sdraio,oppure a riparare il guasto di un frigo bar,mentre un altro ti chiede se gli puoi portare 2 cuscini in più.
    Come avrai avuto modo di capire,anch’io ho un datore di lavoro che tratta i suoi dipendenti come delle pezze,e pur di lavorare sono costretto ad ingoiare il rospo ed a far finta di nulla.aa
    Anche a me non sembra bello che nel periodo più bello dell’anno(l’estate),mentre tutti sono a mare o si divertono dimenticandosi dei problemi quotidiani per un po,noi siamo intenti a lavorare per far si che quattro cafoni travestiti da clienti,senza aver rispetto per noi e la nostra categoria,fanno gli sfarzosi e gli stronzi trovandoci anche gusto nel lamentarsi e renderci la vita impossibile.
    Un in bocca al lupo per te e ti invito a non mollare mai ed a farti forza in questo mondo disopprusi e malvagita.

    • Stai bello incazzato pure tu, Andrea! Facciamoci sentire allora, andiamo dai sindacati, incontriamoci e parliamo! Siamo in Italia, le bellezze naturali, culturali e artistiche sono il nostro patrimonio principale: e noi che siamo operatori turistici, che col nostro lavoro mandiamo avanti la parte migliore del paese, non siamo tutelati ne rispettati!!! Sai che ridere e un giorno scioperassimo tutti? Che soddisfazione sarebbe! Comunque, in che zona lavori???

  8. Sono 5 anni che faccio il tuo stesso lavoro, e purtroppo come vedi dal nome che ho messo non sono libera di parlare apertamente… Alla tua domanda ahimé mi trovo costretta a dirti che non ti sbagli e che è un pensiero comune! Solidarietà. S.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: