In The Place Where I Was Born

Era un’altra vita quando, da liceale, sognavo la maturità solo per andare via.
Ho sempre avuto in forte antipatia la mia città: restare nel luogo in cui si è nati è – di massima – difficilmente digeribile per una vasta schiera di individui, ma posso aggiungere diversi strali a cagione del mio astio.

  1. Biodiversità: nei luoghi con scarso ricambio antropologico è alquanto semplice essere considerati diversi. E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, il mio essere altro era un dato di fatto. E poi, non avevo particolari interessi a discutere d’femn, d’pallon e d’fatije
  2. Ecosistema: amare la mia famiglia è stato un processo lungo. Ha richiesto un progressivo allontanamento fisico, attraverso anni di sofferenza, ospedali, S.E.R.T., forze dell’ordine e tribunali. E funerali. E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, non ho inventato nulla. Pochi sanno che perfino “I Malavoglia” ha un finale non privo della speranza di riscatto. E poi, porta rispetto a mamma e papà ca da quann’ si piccinn’ nind’ t’ fann mancà’.
  3. Selezione naturale al ribasso: a Taranto, se lavori in un hotel, non puoi che fare il cameriere. Se al centro commerciale, non puoi che sedere alle casse. “Stai in Renault? e da quann’è ca’ fac’ ù meccanic’? E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, sono certo di una cosa. Un luogo in cui sento dire “Beh, a stat’ assund’ all’ILVA, s’a sistemat’” non può essere in nessun modo adatto a me.

C’è altro. Sempre da liceale, poche persone mi hanno voluto bene, e non intendo qui rinnegare i vincoli di amicizia a cui sono legato e riconoscente. Ma molti di loro si sono sposati, hanno persino figli. Con le stesse persone che frequentavano quando si era adolescenti. Legarsi a vent’anni, accasarsi a trenta. Potrebbe essere un sogno che si realizza, certo.

Ma pensare di ridurre la mia esistenza al quartiere, alla parrocchia, al giro di conoscenze; di acquistare una casa vicino quella di nascita, che è anche prossima a quella di provenienza della consorte, alle vacanze al mare, ai turni in fabbrica o in caserma, a quel call center che non paga, ai locali che non cambiano mai; a quella ristrettezza, quella saccenza, quella grettezza:  non ci sto. Il mondo non finisce li, dannazione.

Certo che mi sento solo, che qui nessuno può aiutarmi, che mi manca la familiarità delle strade, dei volti, delle frasi.

E certo che le cose non cambieranno finchè i giovani se ne andranno.

Ma mai tornerò sui miei passi.

Immagine

[In cuffia: Salinella, Zakalicious. O fatije all’Ilva o ve’ o’ militar’]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: