Archivio per marzo, 2012

In The Place Where I Was Born

Posted in Love/Hate, Morbs! with tags , on 20 marzo 2012 by Diecimilagiorni

Era un’altra vita quando, da liceale, sognavo la maturità solo per andare via.
Ho sempre avuto in forte antipatia la mia città: restare nel luogo in cui si è nati è – di massima – difficilmente digeribile per una vasta schiera di individui, ma posso aggiungere diversi strali a cagione del mio astio.

  1. Biodiversità: nei luoghi con scarso ricambio antropologico è alquanto semplice essere considerati diversi. E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, il mio essere altro era un dato di fatto. E poi, non avevo particolari interessi a discutere d’femn, d’pallon e d’fatije
  2. Ecosistema: amare la mia famiglia è stato un processo lungo. Ha richiesto un progressivo allontanamento fisico, attraverso anni di sofferenza, ospedali, S.E.R.T., forze dell’ordine e tribunali. E funerali. E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, non ho inventato nulla. Pochi sanno che perfino “I Malavoglia” ha un finale non privo della speranza di riscatto. E poi, porta rispetto a mamma e papà ca da quann’ si piccinn’ nind’ t’ fann mancà’.
  3. Selezione naturale al ribasso: a Taranto, se lavori in un hotel, non puoi che fare il cameriere. Se al centro commerciale, non puoi che sedere alle casse. “Stai in Renault? e da quann’è ca’ fac’ ù meccanic’? E per quanto abbia sempre sofferto di manie di persecuzione, sono certo di una cosa. Un luogo in cui sento dire “Beh, a stat’ assund’ all’ILVA, s’a sistemat’” non può essere in nessun modo adatto a me.

C’è altro. Sempre da liceale, poche persone mi hanno voluto bene, e non intendo qui rinnegare i vincoli di amicizia a cui sono legato e riconoscente. Ma molti di loro si sono sposati, hanno persino figli. Con le stesse persone che frequentavano quando si era adolescenti. Legarsi a vent’anni, accasarsi a trenta. Potrebbe essere un sogno che si realizza, certo.

Ma pensare di ridurre la mia esistenza al quartiere, alla parrocchia, al giro di conoscenze; di acquistare una casa vicino quella di nascita, che è anche prossima a quella di provenienza della consorte, alle vacanze al mare, ai turni in fabbrica o in caserma, a quel call center che non paga, ai locali che non cambiano mai; a quella ristrettezza, quella saccenza, quella grettezza:  non ci sto. Il mondo non finisce li, dannazione.

Certo che mi sento solo, che qui nessuno può aiutarmi, che mi manca la familiarità delle strade, dei volti, delle frasi.

E certo che le cose non cambieranno finchè i giovani se ne andranno.

Ma mai tornerò sui miei passi.

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[In cuffia: Salinella, Zakalicious. O fatije all’Ilva o ve’ o’ militar’]

La differenza tra te e me

Posted in Morbs!, Politics with tags , on 13 marzo 2012 by Diecimilagiorni

Il punto in questione non è la bravura nel lavoro, la professionalità o la dedizione.

Sei un po’ più anziano di me, ma parli e ti comporti come se fossi in servizio da anni: da una parte hai sicuramente imparato in fretta, dall’altra sei bravo a parlare. C’è stato un anno in cui avevi poche ferie. Era quello scorso, il primo.
Io chiedo conferma di aver detto il giusto con uno sguardo, tu parli a tutti assicurandoti che abbiano capito. Arringare un team è una cosa che si può imparare, ma credo tu ci sia nato.
Io sento sempre di rischiare alzando la voce. Tu alterni i “lasciate fare a me” ed i “non è affar mio” con incredibile opportunismo.
I capi sorridono quando spieghi come siamo messi. Io sono troppo concentrato a non dire/fare cazzate.
Se cadrai, lo farai in piedi. L’eco del mio schianto ancora risuona nelle sale.
Da dove proviene questo divario?
Dalla ripartizione delle energie emotive, credo. Il costante essere sull’orlo del baratro non può lasciarmi così leggero come quando sono in pieno controllo della situazione, il rischiare e giocarsi la sopravvivenza distrae e sottrae le forze. È una terribile controindicazione del mio progetto. Ricominciare tutto da zero, uno timido come me, senza spalle coperte. Follia. Abbiamo pari forze ma diverso numero di fronti.
Tu non dovrai mai preoccuparti di sopravvivere. Nè di lavorare ogni maledetta domenica.
La propria storia, provenienza, status economico e classe sociale. Il principe e il povero. Ne hai troppa più di me.
Non si è mai visto uno progredire con la tua velocità. Io appartengo ad una sfera che al massimo dell’impegno può arrivare nei pressi del limite, ma non oltrepassarlo.
In una frase,

«A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.» [Mt 13,12]


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[In cuffia: Without You I’m Nothing, Placebo. Non pensavate mica che stessi ascoltanto Tiziano Ferro, vero?]

Ti Odio

Posted in Love/Hate with tags , on 10 marzo 2012 by Diecimilagiorni

Ti odio.
Ti odio come non è mai successo per nessuno.
Ti odio come il dente che manca in un sorriso che mi sforzo di ricostruire,
come una finestra nera sul nulla, come il dentro e il fuori, il prima e il dopo.
Ti odio come solo un innamorato sa odiare.
E ancora ti odio perchè taci, perchè sono da solo a rendere reale l’immaginaria lama che mi svelli nel costato;
perchè mi sbatti in faccia la tua felicità nella quale non esisto, i tuoi piani, i tuoi progetti.
Ti odio perchè il magma in cui soffoco gioca a tuo favore.
Ti odio perchè resti solo tu a materializzarsi nei pensieri di riscatto e pentimento, perchè mi hai teso la mano
e sono finito nelle lamiere prima di stringertela.
Ti odio perchè lo spostamento d’aria mi ha fatto esplodere il cuore
e non riuscivo a contenere l’emozione di rivederti. E può darsi che tu ne abbia avuto paura.

Più di ogni cosa, ti odio, perchè mi stavi cucita addosso. E io stravedevo quando eri vestita della tua pelle e, solo te, avrei ricoperto di un abito bianco.

[In cuffia: I Hate You, Slayer. P’fforz’.]