Archivio per agosto, 2010

Ondivagante Is The Word.

Posted in Morbs! on 28 agosto 2010 by Diecimilagiorni
La serenità del weekend aprés midi è resa più preziosa dalle
dimensioni della città. Raro, questo immenso silenzio nella città
eterna: una specie di <Shhh…> teletrasmesso da un cervello
all’altro del quartiere pretoriano. Anche il termometro sonnecchia,
con buona pace di chi è al lavoro. In un tale momento di nullo
influire esterno, un internal repulisti viene sempre da sé:
già, perché regola vuole le mie fibre osmotiche come una spugna, I
sensi spalancati come ali, la razionalità un compressore (incamerare ogni input richiede spazio) ed un compositore (non vorrete mica che mischi le scatole senza un minimo di buon gusto!).
Il ragioniere che è in me rosica non poco, quando il mosaico negli
scaffali acquisisce tessere di indubbia necessità ma totalmente
detached dal nucleo in costruzione. “Dove le metto” , “Cosa
faccio finché non arrivano le altre”, si chiede toccandosi la
visiera.

Prenditi un giorno libero, amico. Oggi ci riposiamo. Lasciamo le finestre
aperte e volar via la cenere.

Perché deve esserci una logica dietro la sequenza degli eventi. Una
consecutio a misura d’uomo, creata da e per lui. Una sommatoria di
parole ed azioni dell’intera umanità declinatasi nel susseguirsi dei
giorni e delle vicende, organizzata orizzontalmente da una specie di
inconscia intelligenza collettiva. Ritengo il contenuto della
nostra esistenza ragionevolmente conoscibile ed, in minor misura,
perfino prevedibile. Dunque, in un destino globale tracciato dagli
uomini e dalle donne, gli stessi appartenenti hanno possibilità di
plasmarne uno individuale. Per quanto mi riguarda, gli obiettivi
sociali che mi pongo sono appena preceduti da quelli interiori, e con
essi si compenetrano:
  • Mutuo controllo e collaborazione tra ragione ed emozione [le due si
    incontrano nel punto chiamato “Buona Volontà”];
  • Severità, temperata dall’onestà nei confronti dei miei sbagli [dentro di me,
    pietà e indolenza vanno a braccetto];

  • Tessitura di una rete di individui [il cui grado di articolazione sarà direttamente proporzionale a quantità equalità degli insegnamenti];
  • Coraggio e rifiuto della negazione aprioristica [per farla breve, non dire
    un vile <no>];

Infine, Pazienza, quando tutto questo sembrerà non bastare, quando i
tasselli non combaceranno, quando la rete si romperà e maledirò le
mie mani.  Saranno i giorni della prova e della resistenza imbastiti da nient’altro che azioni erronee, mie quanto del prossimo; la disperazione che proverò è l’ultima rappresentazione di un intreccio ben più complicato. A lei, non VOGLIO fermarmi.

Perché Deve Esserci Una Logica.