Archivio per giugno, 2009

In-tervallo in-aspettato

Posted in Love/Hate on 23 giugno 2009 by Diecimilagiorni
Good evening, guys. So che i miei numerosi, affezionati lettori (ehm…) attendono impazienti l’epilogo del post precedente: dal momento che gli eventi stanno delineando un quadro non ancora giunto alla definizione in HD, da buon meridionale attendo la certezza indiscutibile che il famoso proiettile finisca nel mio cranio, o in quello del capo-zombi. Nel frattempo, amici vicini e lontani, una novità. Per me soltanto, dato che il genere letterario che vado a trattare pare sia l’unico che tiri, specie nelle piattaforme della blogosfera. I try my way. E riguardo ai lettori di sesso maschile, beh…Niente Handmaniac, per favore.
Non ti avrei mai immaginato così, piccola. Dal nostro primo incontro sulla spiaggia, cominciato già sulla fiancata della mia macchina, hai svuotato le notti dei consueti sogni, disintegrati e ricostruiti in carne e sudore nel momento in cui ti sento venire. Percepisco il tuo attimo di estasi, stringendoti i polsi, così dentro di te da poter ascoltare chiaramente la tua resa, il tuo “…Mi fai impazzire”. E stupore, quando mi chiedi con quello sporco candore di farti bere. Ti faccio inginocchiare davanti a me, con uno specchio da qualche parte che amplifica il mio godere come un Mesa. Muovi il collo e questo lo concedo, ma lascia che sia io a fare l’andatura. Puoi frenare l’incedere se è la tua mano a caricarmi, tenendo ferma la punta fra i denti, senza far male. Sono io allora ad esplodere, nella tua carne, tra le tue labbra. Il paradiso deve essere qualcosa simile al vederti inspirare dalla bocca, scoprirne gli angoli scandalosamente umidi. Poche gocce. Il resto è roba tua.
Desidero renderti il piacere (scelta lessicale interessante): prendere a piene mani i tuoi fianchi, come Atlante, disegnare un rivolo di saliva lingua contro l’ìnguine (un autografo?). E ancora leccare l’adrenalina, fuori, premere con le falangi, dentro. E benedico i tuoi orgasmi multipli, li voglio in ordine sparso e poi tutti e due insieme. Quanto a me, ogni posizione ha prosecuzione e culmine in logica conseguenza: amo anche stare alle spalle, ed allunare sul tuo osso sacro. Se davanti, sul tuo ventre che fino ad un attimo prima schioccava con il mio. E non dimentico le volte in cui ho tempo di raggiungere il tuo seno, i fiotti, la gravità che segue il suo corso, il tuo leccarti mentre mi fissi. Quello sguardo dal taglio volgare e complice, ingenuo e soddisfatto. Ti desidero quando siedi sulle mie gambe, quando baci le mie dita, quando mi prendi per mano, quando mi fai adagiare per terra perchè la porta non è chiusa a chiave, quando è spalancata e senti i denti sul collo. Ed ancora sollevarti le gambe su un tavolo, legarti e costringerti per gioco, per gioco chiederti cosa preferiresti. Quei fortunati giorni in cui ho il permesso di inondare l’unico luogo che davvero conta, con il mio piacere, come il mare.