Archivio per maggio, 2009

Ultimo rullo, ultimo giro.

Posted in Citazionismi, Morbs! on 23 maggio 2009 by Diecimilagiorni
…Della stessa cosa. Di tamburo. la raffica di strokes sulla pelle, il blast delle pallottole. Prima del grande salto, verso un mondo lontano. Odi et Amo le vigilie, i campi di battaglia all’alba. Ed il consueto dualismo gloria/anonimato, trionfo/schianto, futuro/crash. Il non limitarmi a scrutare il baratro, ma gettarmici con la chitarra in fiamme ed i volumi oltre ogni limite (una frase dedicata agli Aerosmith che lessi anni fa, e che ha sempre fatto scintillare la mia fantasia). Ancora un mese prima del verdetto, con il revolver carico, a caccia di morti viventi. Magari fossi antiproiettile come i miei eroi di cellulosa. Magari sapessi cosa è il bene è cosa è il male. E magari riuscissi a non vedere il ritorno a casa come una bruciante sconfitta, come il morso degli undead di cui sopra, che (sono certo sapete) anticipa e condanna ad una mostruosa trasformazione. In un film la situazione disperata viene quasi sempre risolta con un atto eccezionale, da una bomba nucleare, dall’alba (se i cattivi sono vampiri), dalla cavalleria. Per quanto possa sperare nei miracoli, per garantire l’happy ending (?) non ho che me stesso, l’intelligenza, la capacità di plasmare il destino, la forza della disperazione. Vecchi amici, gli unici rimastimi. L’eroismo, come la viltà, scorre nelle mie vene; e rapidi salgono alla mente gli analoghi giorni del passato, agli occhi le parole che scelsi, nel cuore le sensazioni che vissi. Come onde. Come il vento che scuote parimenti le cime dei pioppi ed i campi di grano, le cui sommità sfioro con le dita. Oggi come allora, il cambiamento dipende da me. E combatterò fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sangue, fino a blablabla. Scrivo questa cazzata ogni volta. Quello che non sapete è che le munizioni finiranno presto, e come è d’uopo negli horror, l’ultma pallottola è per me.
BANG!

Il più semplice palindromo

Posted in Morbs! on 15 maggio 2009 by Diecimilagiorni
Non sono un gran figo. Nemmeno piccolo.
Non guido una auto di grossa cilindrata. E non ci capisco un cazzo di motori.
Non sei un uomo se…(copia e incolla la canzone del buon Michele).
Non sono un gran musicista. Non ho suonato in grossi eventi, non li ho gestiti, non ho mai preteso un soldo per la mia arte. Ho sempre detto che svolgerò il mio lavoro, andrò in sala prove in cravatta (o in tuta, chissà) e coltiverò i campi di note che amo di più. Perchè dovrò accettare mille compromessi per portare a casa la proverbiale pagnotta, e non ne ammetto di ulteriori ad inquinare le mie passioni. Togli quella distorsione o non ti produco e bestemmie simili. Vaffanculo.
Quanto alla cultura musicale, quelle duetrequattro cazzate che so le ho imparate da chi si pavoneggiava della vastità dei suoi ascolti.
Ho una lista di parametri che mi forniscono valutazione delle persone che mi circondano, lista da cui ho estromesso a calci l’età, la provenienza, il gender, le idee, ed altri concetti menzionati in una certa Carta, e il fottuto titolo di studio. Ma sono certo che ci siano molti stronzi fin troppo realisti che mettono ai primi posti le suddette parole: bè, non sono impreparato ad affrontarli.
Viceversa, apprezzo chi sa ascoltare e parlare nella giusta misura. Gli/le voglio bene quasi in automatico.
Non ho bisogno di usare la parola “Io” per sentirmi bene. Ti ascolto e manifesto il mio assenso ed il mio accordo. Puoi affermare che sia una pessima strategia, ma quando esercito questa attitudine nei tuoi confronti non mi sembri scontento.
Non me la cavo granchè negli scenari di agio. Sono a volte eroico in quelli intricati.
Sono impacciato come un paralitico che opera con una chiave inglese, e sono un asso (per titanismo? Per masochismo?) nel cacciarmi in situazioni dove è il prossimo a riservarmi questa definizione; non fuggo, ma scelgo di apprendere everything / from the inside (si, sono i Linkin Park: embè?), a partire dall’equazione più semplice, dal numero che Excel non riporta ad altro foglio o a formula, armato della pazienza di un Santo. Il tempo mi è amico, la paralisi guarisce ed imparo ad impugnare il bisturi. Finchè non agisco ad occhi chiusi. Finchè gli apprezzamenti ricevuti non mi rincuorano. Finchè il successo (si sa, vale ad ogni livello) non mi da alla testa.
E me ne rendo conto quando ti chiedi perchè mi sono tirato indietro, quando compaio nell’ultima foto del tuo album.
Fuck, i paralitici sono da apprezzare più dei luminari. E un po’ mi manca l’essere quel personaggio.