L’inalienabile

Scrivo, senza averlo programmato. Di norma avrei preso nella sinistra la fattrice delle infinite galassie – a proposito, si eleva sempre la parola scritta a verbo dell’umanità, ma qualcuno vuole ringraziare chi ha inventato la penna? – ma ho messo su una ricca progreylist. Opto per i tasti e lo schermo. Le battaglie della gioventù, aspramente affrontate nei loro trionfi e naufragi, hanno lasciato campo ad un confronto perpetuo, ad un mostruoso abbraccio con l’intera esistenza. Quivi, nei presenti mesi capitolini, scorgo un avvenire di mobilità, scoperte, insegnamenti: senza aggettivi, come il canto di un cielo del Paradiso che non ricordo, come il sorriso di Beatrice che Dante non può sosternere, o finirebbe incenerito. Ma prima di telefonare ai pompieri, c’è da fare qui. Ho vissuto abbastanza da avere consapevolezza oltre che delle scontate mie azioni, mi è noto in quali emozioni, in quali stati razionali meglio riconosco ciò che sono. Pietre angolari, preziose come il diamante e fragili come porcellane, che, stimolate, possono far perfino implodere il mio maniero. Indico la loro ubicazione a coloro che amo, nel tentativo di ricevere viceversa analogo onore, e magari creare uno split. Mille, poi cento, poi altri mille, i laterizi cedutimi da coloro con cui ho camminato; altrettanti i miei regali.
 
 
Ma di sete io vivo anche in questi giorni
 
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