Not a Wasted Year

Martedì, ultimo giorno di lavoro del 2008. Gli uffici sono semivuoti, manca il mio capo, il suo che ha la scrivania alle mie spalle. Tutto è pronto per gli auguri di arrivederci, e per un complicato ed esaltante break natalizio. A partire dalla notte in treno che mi attende al pari dei miei vecchi amici. E la mia famiglia, dalla quale non restavo così lontano da non ricordo più quando. Colgo così l’occasione per rassicurare il mio buon fratello, satiro ed elfo come io eroe e menestrello, che neppure nel mio petto mancano le ghiacciate stalattiti: certo, il bene che intercorre tra noi è troppo ruvido per scioglierle, ma ne apprezzo e difendo l’essenza costituita da regali fatti di frasi entro cui le nostre radici, sotto il ghiaccio, affondano.

Queste settimane saranno un tuffo nel passato, che per quanto recente percepisco distante: non abbastanza da averlo dimenticato o disconosciuto, anzi. Ma la dura battaglia che porto avanti nella capitale sottrae le mie energie alla memoria, e già da ora devo tenere in conto una mia probabile futura partenza-ritorno definitivi (?). Ma andiamo con ordine. Il lavoro non presenta molti elementi giudicabili, essendo questo cosmo troppo grande e con troppe leggi fisse per un relativista come me, quindi mi limito a segnalare la buona volontà, la puntualità, la voglia di imparare da un lato, dall’altro il nervosismo, il timore, e il maledetto inglese che a causa dei due precedenti, frequenti stati d’animo, a volte ha bisogno della tenaglia per saltar fuori dalla mia bocca. Ironia della sorte del cazzo.

La voglia di ricreare un sistema di affetti permea il resto delle mie giornate ed i weekend, con alcuni attimi di sconforto seguiti da una recentissima, violenta esplosione di volti-voci, con persone da conoscere, da approfondire, a cui trovare il posto nello spazio bianco. E una prova con una cover band dei Porcupine Tree che potrebbe andare molto bene. Furthermore, l’alcol e le droghe non hanno bandiera, e nemmeno le cene con quintali di pasta e condimenti arzigogolati, così come gli scambi di opinioni e items musicali-cinematografici-letterari. E questo è uno dei punti migliori. E grazie mille ai miei nuovi interlocutori.

 

Sei sempre il solito, Fù.

 

La Puglia mi attende in modo analogo (figuriamoci). Anzi corrispondente. Musica-persone-convivialità-scoperta. Un concerto (99th), registrazioni, dialoghi, condivisione. Affetto? Lo spero, nella sua forma meno dolorosa. E capodanno. E dedicare un giorno ad ogni amico per narrargli questa nuova storia che mi cimento a scrivere.

Apro una bella parentesi graffa alla destra di questi paragrafi e concludo. Il ritorno sarà probabilmente pesante, malinconico. Ma nasconde il primo interrogativo del 2009. Se, vale a dire, la mia sete potrà placarsi. Utilizzerò la pausa per cercare una risposta preliminare, non sufficiente (e forse nemmeno necessaria).

Quella definitiva…E’ nelle tue mani, e nelle mie. Stringiamocele.

Ti prego.

Ti prego.

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Una Risposta to “Not a Wasted Year”

  1. karin16 Says:

    L\’asino di Buridano,indeciso su quale dei sacchi di fieno mangiare per primo dato che si trovavano alla stessa distanza,morì di fame..

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