Archivio per giugno, 2007

Dov’è Jones il suonatore…?

Posted in Senza categoria on 25 giugno 2007 by Diecimilagiorni

Ciao a tutti…

Come avrete notato, è un po di tempo che non mi faccio sentire: nè su msn, nè per email, nè per telefono. Di vedermi, neanche a parlarne. Come sapete, il lavoro che ho è già abbastanza oneroso, ed in più sto utilizzando le otto ore della giornata in cui non dormo per scrivere una soffertissima tesi. I giorni sembrano ripetersi tutti uguali, e corrono via veloci, tanto che ho quasi 25 anni. Forse non ci farò caso e non li compirò, vedremo. Sono già comunque allo stremo delle forze, e ne avrò ancora fino al dieci luglio. Certe volte preferirei passare altri 100 giorni così piuttosto che vedere i minuti che scorrono e le pagine che non aumentano, i pensieri che non si ordinano, le parole che non mi accompagnano. Siamo alla stretta finale: il futuro o il crash, lo sbarco o il naufragio, la gloria o l’anonimato. Per questo, vorrei tanto sentirvi vicini, tutti quanti. Scrivetemi, messaggiatemi, lasciate un commento: insomma, fatevi sentire ragà. Ho bisogno di voi.


L’anima delle cose

Posted in Senza categoria on 6 giugno 2007 by Diecimilagiorni
Ero un’altra persona, solo pochi mesi fa, quando mi apparve all’orizzonte lo spettro di questo lavoro. E da libero pensatore, da amante della domanda "Perchè" cominciai a chiedermi se fosse stato giusto restare nell’unico posto che posso chiamare "casa" o se tornare in questa mediocre città. Ho preparato una bilancia gigantesca, cominciando a riempirne i piatti: da un lato Lecce, la libertà dello studente, i volti degli amici e la possibilità di incontrarne di nuovi…E la speranza che quella persona prendesse la mia mano tesa, ed il suo palpitante contenuto. ed ancora l’arte, la musica, la cultura, le droghe, da solo o insieme a chi queste cose raddoppiano di bellezza. 
Ma anche i molti compagni persi lungo la strada, la fine sempre più vicina del percorso universitario, e soprattutto il mio cuore finito in fiamme, la mia anima strappata, l’abisso buio e sporco…nel quale non sono caduto, perchè L’ABISSO SONO IO.  
Dall’altro lato c’era la città che ho sempre odiato, la casa da cui vorrei scappare, il lavoro come tempo sottratto ai miei affetti, le notti insonni, le responsabilità; ed allo stesso tempo la libertà che dà il denaro, la possibilità di dimostrare il mio valore a colleghi e capi, l’importante verifica della mia etica lavorativa, (e aumentando di importanza) il tempo da poter dedicare alla musica suonata e la necessità di smettere di amare&soffrire, di essere dipendente da lei…in più, i soldi guadagnati sarebbero stati investiti nella realizzazione di un antico desiderio…Una chitarra Gibson, una di quelle impugnate dai miei miti, una di quelle che quando compri non te ne separi più, una compagna per la vita.
 
Ed eccomi a giugno. La bilancia aveva un piatto di un’oncia più pesante…E sapete quale. Oggi, posso fare un bilancio della mia scelta:
  1.  Un errore di saggezza. Come previsto, questa la mia esistenza ha preso una forma più sobria, austera. Meno ricca di sorrisi ma con più possibilità di ottenere felicità derivanti e dipendenti dalle mie sole mani. Possibilità sfruttate (quasi) al massimo, ed esempio quando mi è stato detto "ma sei un orologio svizzero!".
  2. Emanciparmi dall’incubo delle passioni. Non ho sparso al vento le ceneri del mio cuore bruciato, ma le ho utilizzate per coltivare altri terreni: saggezza, oggettività, i cui frutti utilizzo per stare vicino ad un amico, sia egli innamorato, sopreso e dubbioso, malinconico. Certo, la gioia che deriva dalla carezza di una donna ho dimenticato che forma ha, ma prima o poi troverò qualcuno che me lo rammenterà, e che rammenderà i brandelli scuciti del mio spirito. Ma non finchè lavorerò in questo hotel.

Ma non è tutto qui. Sempre ad ottobre stavo trascorrendo una piacevole serata alcolica a lambiccarmi sulla dicotomia Partire/Restare. Con me c’era un a grande persona, che a guisa di risposta ha impugnato una birra esclamando solennemente: "ora ti propongo un brindisi che ti salva capra e cavoli: ALLE DONNE, ED ALLE GIBSON. Quindi, comunque vada…"

Ed oggi, finalmente, il brindisi si è compiuto: stringo tra le mani una Gibson Les Paul Supreme (già il nome…), comprata con i primi stipendi e tanto sudore della fronte. La mia scelta, seppure sofferta, ha portato buoni frutti. Dedico questo acquisto a tutti coloro che mi hanno incoraggiato nei momenti bui dicendomi che "lei" era lì ad aspettarmi, ed in particolare a due persone: la prima, la stessa che ha alzato il calice, che mi ha abbracciato calorosamente appena me l’ha vista al collo, e l’altra, che aveva sempre promesso che si sarebbe venduta un rene pur di regalarmela. Un terzo della chitarra per ciascuno appartiene a voi. L’ultimo spicchio non è mio…è delle mie mani. Le stesse che se la sono guadagnata e che d’ora in poi ne caveranno fantastiche armonie.

GIBSON SALS GIBSOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOON!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!